Chi Siamo

"112 Italia" è nata nel 2004, per consentire la diffusione in Italia della cultura del Numero Unico di Emergenza Europeo 112 a seguito della Direttiva Europea che lo istituì nel 2002.

Il primo sito Internet di 112 Italia fu www.e112.it poi confluito in www.eena.it a seguito degli accordi presi con una associazione denominata EENA con sede a Bruxelles e di cui Marco Cherri divenne per un lungo periodo l'unico referente in Italia.
Nel 2008 Marco Cherri contribuì con un documento esaustivo su quale fosse il modello di centrale operativa da attuare in Italia e su quali best practices fossero il riferimento in Europa per l'avvio del progetto di Varese per la centrale operativa NUE 112, successivamente progettata e realizzata nel 2010.

Nel 2012 la decisione di continuare l'operatività con la denominazione EENA 112 ITALIA per poi tornare all'idea originaria del 2004 che è 112 ITALIA, così da meglio seguire gli sviluppi amministrativi e legislativi del nostro paese e il progressivo realizzarsi delle centrali NUE 112 sul territorio nazionale in costante contatto col Ministero degli Interni e con AREU Lombardia.

Tale decisione è anche seguita a una diversa visione rispetto a EENA da cui ci separammo nel 2011, dopo una lettera apparsa su soccorritori.it che non rappresentava la realtà dei fatti ed alla convinzione che 112 Italia possa essere un punto di vista totalmente indipendente da qualsiasi finanziamento o controllo esterno, libera di esprimere un punto di vista critico positivamente o meno, ma sempre in un'ottica costruttiva e spinta a migliorare un ambito troppo delegato dai cittadini alle istituzioni.

Questo nuovo sito internet rappresenta un nuovo punto di partenza aperto al contributo di tutti per l'espansione del modello nato in Lombardia al resto d'Italia, con perfezionamenti e l'adozione di nuove tecnologie che avvicinino sempre più la professionalità degli operatori dell'emergenza ai cittadini.


Ho iniziato a documentarmi, a leggere, a incontrare gente, a chiedere pareri; ho ricevuto consigli e contributi che mi hanno fatto scoprire un mondo che non conoscevo e che mi hanno permesso di incontrare grandi professionisti del settore, che alla fi ne sono diventati amici: vorrei citare Fabrizio Giusti, uno dei più “esperti” di 112, ma i nomi che dovrei fare sono tantissimi.
Penso a Marco Cherri di EENA, un volontario del 118 marchigiano che studia il 112, a Piero Brambilla, che per primo ha parlato di “mission impossible” a proposito del 112 in Italia.

Alberto Zoli - Direttore Generale AREU Regione Lombardia



I quaderni di AREU: Intervento di Marco Cherri sull'avvio della sperimentazione a Varese nel 2010:

L’Europa adotta sempre più spesso comportamenti e sistemi univoci nell’affrontare le questioni che riguardano i cittadini dell’Unione. Il 112unico risale a una decisione degli anni ’80 presa dal Consiglio d’Europa, che è divenuta obbligo comunitario con la direttiva del 2002.
L’Italia, dopo anni di tentennamenti e dubbi, ha fi nalmente approcciato a una soluzione per la Centrale Operativa Unica del 112, caratterizzata dalla natura dei servizi di emergenza italiani, ma protesa a divenire parte della realtà Europea dell’emergenza che adotta soluzioni sempre più tecnologiche e innovative per assistere i cittadini in situazioni di pericolo e supportare il personale che deve agire sul territorio. L’esperimento di Varese è di estrema importanza per diversi motivi: in
primo luogo quello dell’integrazione tra i servizi di emergenza. Pur nella peculiarità dei rispettivi compiti, è importante che ci sia una propensione al lavoro coordinato tra i diversi enti che operano in emergenza, nasce quindi una modalità nuova di affrontare le emergenze che porterà il personale dell’intera catena a sentirsi un unico attore.
La soluzione adottata permetterà di approfondire diverse problematiche, da quelle relative al Call Taking, a quelle di dispatching nel caso di interventi che possono riguardare più centrali di secondo livello. Si approfondiranno le problematiche legate alla disponibilità della localizzazione dei telefoni cellulari e quelle relative ai tempi di risposta ai cittadini per le diverse
necessità.
Una delle principali problematiche che si è verifi cata in sperimentazioni simili a questa in Europa, è la paura da parte degli attori dei PSAP di secondo livello di perdere parte delle informazioni utili alla gestione dell’evento per cui è necessario intervenire. In Finlandia alla fine degli anni ’90 quando si istituirono le Centrali Operative di primo livello laiche, si ebbe la necessità di utilizzare personale proveniente dalle diverse componenti dei servizi di Polizia e di Soccorso. Oggi, superati i timori iniziali, gli operatori (ERC) del 112 fi nlandese sono formati da Polizia e Soccorso Sanitario, con un corso di un anno e un esame fi nale per poter essere abilitati ed essere assunti nelle centrali del 112.
L’Italia però adotta un modello che le permette, come avvenuto in Spagna, di passare da una situazione molto frammentata nella gestione dell’emergenza, direttamente a una fase avanzata dell’implementazione del 112 unico, tesa a poter recepire ogni eventuale nuova soluzione a supporto dei cittadini (per fare un esempio noto ai più: l’eCall).
Andando a vedere ciò che succede in Europa, la Spagna ci insegna a spendere, a vantaggio del turismo nel nostro paese, il safety feeling che deriva dalla realizzazione di un sistema unico integrato dell’emergenza.
Poter indicare ai turisti che qui in italia è suffi ciente comporre un solo numero, lo stesso che viene utilizzato in tutta Europa, per poter ricevere assistenza in caso di emergenza, è di grande valore e può essere importante anche nella partecipazione alle selezioni per ospitare eventi di grande rilevanza internazionale.

Ma sia ben chiaro che questa sperimentazione ci sta indicando una strada, non un punto di arrivo già ben delineato, perché di strada da fare ce n’è ancora tanta.

Mi sembra di risentire le chiamate registrate nella notte del terremoto in Abruzzo, quando i Carabinieri continuarono a rispondere mentre erano al lavoro tra le macerie. Si pensi alla possibilità di realizzare centrali operative del 112 in ambiente protetto, capaci di continuare a lavorare in qualsiasi situazione di emergenza e con soluzioni di backup verso le centrali limitrofe nei casi più gravi. Centrali Operative con sistemi integrati, come quelli adottati in Svezia, che devono permettere una sensibile riduzione dei tempi di intervento degli equipaggi, con allertamento telematico tra primo e secondo livello e tra quest’ultimo e gli equipaggi dedicati all’intervento.
Per fare questo è necessario adottare procedure di Call Taking e dispatching condivise tra le diverse componenti dell’emergenza, senza ovviamente eliminare la possibilità da parte di una Centrale di secondo livello di approfondire le necessità in casi particolari.
I sistemi integrati possono divenire anche una grande risorsa permettendo di far conoscere a tutte le Centrali di primo e secondo livello gli interventi in corso e quelli risolti, accrescendo la capacità di intervento e la cooperazione tra le forze di intervento e la fi ducia reciproca (utilizzando reti radio sicure e avanzate; ad esempio il sistema radio Tetra permette di creare canali virtuali dedicati a singole emergenze, per far comunicare tra loro forze di polizia e di soccorso sul territorio).

Una sperimentazione si può dire efficace, se la sua valutazione viene fatta in modo indipendente.
Nel 2004 il Portogallo, in previsione dei campionati Europei di calcio, ha indicato la strada andando ad affi dare ad una società indipendente, una serie di test di effi cienza ed effi cacia del servizio 112 appena inaugurato. Il dopo Varese ha un senso se potrà essere valutato in un’ottica di autocritica e miglioramento di quanto fi no ad oggi attuato.

EENA in questi mesi sta costruendo un network tra coloro che a livello nazionale si occupano della gestione delle centrali operative del 112 unico, stimolando la condivisione dei sistemi di gestione operativa che sono stati attuati nei Paesi dell’Unione. Capire quali sono i tempi di risposta alle chiamate al 112 in Germania, oppure le soluzioni di multilinguismo adottate in UK o ancora il sistema di centrali integrate istituito in Romania, permettono di creare un modello integrato sempre più innovativo ed evoluto.

Il dopo Varese è estremamente impegnativo ed è necessario che si attui uno standard comunicativo verso i cittadini
e le istituzioni, evitando personalizzazioni che possono portare a una frammentazione nella percezione dei sistemi
di gestione dell’emergenza.

La Protezione Civile deve divenire parte attiva nella gestione di questa sperimentazione, perché è nelle Centrali Operative del 112 unico che si attua il modello di successo che l’ha sempre caratterizzata nei grandi eventi e nella gestione delle emergenze.

Pubblicato nel mese di Luglio 2010