Il Governo annuncia l'avvio del 112 unico entro fine 2007, escluso il Soccorso Sanitario
(Gennaio 2007)

Il Sottosegretario per le Comunicazioni Giorgio Calò ha annunciato, in risposta all'interrogazione scritta dell'Onorevole Renato Galeazzi, l'avvio del numero unico Europeo di emergenza 112 entro la fine del 2007 con la conseguente chiusura delle altre numerazioni di emergenza 113, 115, 118.
Una notizia che non può che essere accolta favorevolmente, dovuta anche alle forti pressioni che la Commissione Europea sta esercitando in tal senso, ma che nasconde molte incognite che vogliamo in parte riepilogare di seguito:

  • Utilizzo delle centrali esistenti e contenimento dei costi
    Sembra ipotizzarsi una struttura a rete sulla base dell'attuale infrastruttura tecnologica esistente e quindi eliminando la centrale operativa di primo livello che invece era previsto dalla fattibilità realizzata nel progetto del Ministero dell'Innovazione Tecnologica durante la scorsa legislatura.
    Una via obbligata anche per i tempi stretti imposti dalla Comunità Europea e dal tentativo di contenere i costi, ma sorgono forti dubbi sulle forme di collaborazione che verranno stabilite tra le diverse centrali operative attualmente esistenti e resta da capire quale sarà la centrale operativa di filtro e smistamento delle chiamate alle altre centrali operative?
    Siamo sicuri che non creare una centrale di primo livello porterà effettivamente ad un risparmio, oppure ciò porterà ad una moltiplicazione degli investimenti necessari per la decodifica delle informazioni relative all'ubicazione del chiamante e per l'interconnessione delle diverse centrali operative?
     

  • Esclusione del Soccorso Sanitario (118)
    Mentre il 118 appare tra i numeri da deviare obbligatoriamente al numero unico Europeo di emergenza (assieme a 112, 113 e 115 come previsto dal DL 191/2006 e sottolineato nel testo dal Sottosegretario Calò), nella risposta all'interrogazione si parla di gestione delle chiamate ad esso dirette, da parte delle attuali centrali operative di Carabinieri, Polizia di Stato e Vigili del Fuoco. Da nessuna parte nel testo si cita il Soccorso Sanitario, una pesante dimenticanza visto che la maggior parte delle attuali chiamate di emergenza è attualmente gestita proprio dal 118.
     

  • Organizzazione invariata?
    Partendo senza accorpamenti, resta l'attuale organizzazione territoriale delle centrali operative di Carabinieri, Polizia di Stato e Vigili del Fuoco, cioè quella su base distrettuale, non per provincia.
    Così, mentre da una parte le centrali operative del soccorso sanitario sono organizzate per provincia o addirittura con strutture che aggregano più province (Romagna), il 112 resta relegato all'attuale base distrettuale, con enorme dispendio di energie per l'aggiornamento delle infrastrutture (si pensi ad esempio alla cartografia e alla telefonia per la ricezione dei dati sull'ubicazione del chiamante fisso/mobile) a cui va ad aggiungersi una maggiore difficoltà per la gestione multilingue.
     

  • eCall
    Per la gestione dell'eCall è necessaria una preparazione particolare prima del 2009, sia per adattare l'infrastruttura tecnologica e informatica alla lettura dei dati trasmessi via canale voce dal veicolo incidentato, sia per la gestione della chiamata per la parte sanitaria che, in molti casi, non potrà essere trasferita dalla centrale filtro alla centrale del soccorso sanitario per ovvi motivi.

Riportiamo di seguito il testo della risposta all'interrogazione, così come appare sul sito della Camera dei Deputati.
Più sotto troverete anche la risposta del Sottosegretario per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione Magnolfi al Senatore Manzione che aveva presentato una simile interrogazione in Senato per quanto riguarda la sperimentazione di Salerno.

Interrogazione n. 5-00574 Galeazzi:
Attuazione del progetto per il numero unico europeo di emergenza 112.
TESTO DELLA RISPOSTA

Come è noto in attuazione delle disposizioni comunitarie nel corso della precedente legislatura, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2003, è stata avviata la fase propedeutica all'attivazione sul territorio nazionale del numero unico europeo di emergenza (112) volto a realizzare un servizio per la raccolta e la gestione centralizzata delle chiamate di emergenza. In particolare, è stato costituito, presso il Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un gruppo di lavoro composto da rappresentanti delle diverse amministrazioni interessate, con il compito di realizzare uno studio per l'analisi delle problematiche connesse all'avvio della sperimentazione e di definire, quindi, un piano di attuazione e di coordinamento delle conseguenti iniziative.
A seguito dell'approvazione dello studio di fattibilità del progetto, avvenuta nel marzo 2005, è stata, poi, costituita una struttura di missione denominata «Unità tecnico-operativa per l'istituzione del numero unico europeo di emergenza» per definire, organizzare e coordinare le attività necessarie all'attuazione del progetto, fornendo, altresì ai soggetti attuatori gli opportuni indirizzi amministrativi, organizzativi e tecnici. In attuazione dell'articolo 127, comma 4, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, il numero unico europeo di emergenza è stato individuato, con decreto del Ministro delle comunicazioni (Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18 agosto 2006), quale servizio abilitato a ricevere le chiamate di emergenza provenienti dalle numerazioni 112, 113, 115 e 118.

Fino al termine della scorsa legislatura, tuttavia, la sperimentazione del numero unico si è bloccata a causa di problematiche organizzative e tecniche che l'attuale Governo si sta impegnando a superare per dare impulso all'attuazione del progetto.
Le maggiori difficoltà operative derivano, in particolare, dalla circostanza che l'avvio del progetto richiede il coinvolgimento di una pluralità di istituzioni pubbliche, centrali e locali, ai fini della necessaria integrazione delle tecnologie informatiche di hardware e software, telefoniche e radiofoniche, attualmente utilizzate dai singoli centri operativi di Carabinieri, Polizia e Vigili del fuoco.
In tal senso, il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione ha avviato una proficua collaborazione con il Ministero dell'interno e con il Ministero delle comunicazioni che ha già prodotto un importante risultato.

Il progetto è stato profondamente modificato rispetto all'impostazione precedente: si è ritenuto, infatti, di non procedere alla fase sperimentale ed all'attuazione di un call center di primo livello, ma di prevedere un unico numero di emergenza gestito dalle centrali operative già esistenti, dalle sale operative di Polizia di Stato, Carabinieri e Vigili del fuoco, che costituiscono il primo terminale per le segnalazioni di emergenza nella convinzione che tale scelta possa ridurre significativamente i costi di avviamento e di formazione del personale, in quanto si prevede di utilizzare operatori già da tempo qualificati nella gestione delle emergenze.
Tale scelta operativa si ritiene possa ridurre sia i tempi di realizzazione del progetto sia quelli di intervento per la gestione coordinata delle emergenze, a vantaggio della collettività rendendo possibile evitare un'ulteriore fase di sperimentazione e avviare la fase operativa del progetto entro la fine del 2007. L'accelerazione appare necessaria anche al fine di dare risposta alle contestazioni della Commissione europea in particolare per quanto riguarda l'aspetto della messa a disposizione delle autorità incaricate dei servizi di soccorso di informazioni relative all'ubicazione del chiamante per le chiamate generate sia da terminale fisso, sia dai telefoni cellulari (articolo 26, paragrafo 3, della direttiva CE 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli utenti in materia di reti e servizi di comunicazione elettronica).

Va ricordato che l'articolo 36 del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259 che ha trasposto nell'ordinamento nazionale, tra le altre, anche la direttiva CE 2002/22/CE suddetta, prevede che qualora risulti necessario modificare le condizioni relative alle autorizzazioni generali, il Ministero delle comunicazioni deve dare notizia dell'intenzione di procedere alle modifiche agli interessati, concedendo loro un congruo periodo di tempo (non inferiore a quattro settimane, tranne casi eccezionali) per esprimere le rispettive posizioni al riguardo. Preso atto della necessità di assumere una iniziativa in tal senso, il Ministero delle comunicazioni ha tempestivamente provveduto alla costituzione di un tavolo tecnico, con la partecipazione dei rappresentanti del Ministero delle politiche europee e degli operatori, finalizzato all'esame delle proposte degli operatori stessi ed alla previsione delle tempistica per la realizzazione del servizio.
Proprio oggi 25 gennaio 2007, è fissata una riunione con gli operatori di telefonia fissa e mobile per la definizione di due documenti (relativi alle due tipologie di rete) - nei quali verranno indicate le modalità tecniche necessarie per fornire le informazioni relative all'ubicazione del chiamante - propedeutici alla effettuazione dei successivi adempimenti da parte delle altre amministrazioni coinvolte, al fine di arrivare all'attivazione graduale del servizio in questione su tutto il territorio nazionale.

REPLICA DEL PROPONENTE

Renato GALEAZZI (Ulivo), replicando si dichiara soddisfatto della risposta fornita dal rappresentante del Governo, atteso che appaiono superate le problematiche organizzative e tecniche che avevano, di fatto, bloccato l'attuazione del progetto del numero unico europeo di emergenza 112.
A tale proposito, nel prendere atto favorevolmente dell'impegno ad avviare, entro la fine del 2007, la fase operativa del predetto progetto, auspica che le riunioni del tavolo tecnico costituito dal Ministero delle comunicazioni possano effettivamente consentire la celere attivazione del servizio su tutto il territorio nazionale.

Legislatura 15º
Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 092 del 23/01/2007
Interrogazione 3-00219. Numero unico europeo di emergenza 112.

MAGNOLFI, sottosegretario di Stato per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione.
A seguito del blocco della sperimentazione del numero unico europeo di emergenza, determinatosi a causa di problematiche organizzative e tecniche correlate al coinvolgimento di numerose istituzioni pubbliche, centrali e locali, il Ministro per le riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, in collaborazione con il Ministero dell'interno e con il Ministero delle comunicazioni, ha profondamente modificato il precedente progetto, prevedendo che il numero unico di emergenza venga gestito dalle preesistenti centrali operative della Polizia di Stato, dei Carabinieri e dei Vigili del fuoco.
Tale impostazione, che consente l'utilizzo di operatori già in servizio, permetterà il sostanzioso abbattimento dei costi di avviamento e di formazione del personale e ridurrà i tempi di realizzazione del progetto, rendendo inutile un'ulteriore fase di sperimentazione.
Ciò consentirà di avviare la fase operativa del progetto entro la fine del 2007, rispondendo così alle contestazioni avanzate dalla Commissione europea; infine, è confermato il finanziamento già ottenuto per la sperimentazione nelle province di Salerno, Palermo e Catanzaro, che sarà utilizzato per l'estensione a regime del progetto.

REPLICA DEL PROPONENTE

MANZIONE (Ulivo). L'indirizzo seguito dalla maggioranza di centrodestra nella scorsa legislatura per la risoluzione di un ambizioso progetto di portata europea avrebbe probabilmente consentito di pervenire alla soluzione della questione del numero unico di emergenza, superando attraverso un gruppo di lavoro interministeriale le difficoltà derivanti dalla collaborazione tra amministrazioni diverse.
Il Governo Prodi, rispondendo alle contestazioni evidenziate nella procedura di infrazione, precisava il gruppo di lavoro interministeriale sarebbe stato soppresso e che la sperimentazione sarebbe proseguita nella sola Provincia di Salerno;
tali indicazioni venivano però ritenute insoddisfacenti dall'Unione europea, che il 18 ottobre scorso procedeva a notificare un parere motivato.
La risposta testé fornita dal Sottosegretario indica un ulteriore cambiamento di rotta, che va nel senso di distruggere immotivatamente quanto fatto in precedenza, senza curarsi di comprendere appieno il generale interesse all'ammodernamento del Paese.

 
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