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Nuova interrogazione sul 112 al
Ministro per le Politiche Comunitarie (Maggio 2007)

Possibile che il Ministro per le Politiche Comunitarie,
l'Onorevole Emma Bonino, sia a conoscenza della risposta data al
Senatore Manzione sul cambio di rotta nella sperimentazione del
112 Europeo? Se ne è a conoscenza, ne condivide le profonde
modifiche al progetto già presentato alla Commissione Europea,
annunciate dalla Senatrice Magnolfi in risposta
all'interrogazione di Manzione al Ministro delle Comunicazioni?
In sostanza queste le domande che sono racchiuse
nell'interrogazione presentata dal Senatore Manzione,
relativamente al progetto che era stato predisposto dal
precedente esecutivo nella provincia di Salerno, con successiva
estensione ad altre province italiane, dopo il periodo iniziale
di sperimentazione. Domande che tendono a far luce, soprattutto
dopo il deferimento dell'Italia alla
Corte di Giustizia Europea
relativamente alla mancata
localizzazione del chiamante, sui ritardi dell'attuazione
del numero unico 112 in Italia.
Ancora una volta ci troviamo di fronte a un ritardo nel ritardo,
se infatti la sperimentazione su Salerno non è partita lo scorso
anno, ora ci sembra alquanto improbabile che la prima
sperimentazione del 112 unico (sempre su Salerno, con modalità
ben diverse che vedono far funzionare una delle attuali quattro
centrali di emergenza, come centrale di primo livello "virtuale"),
possa avvenire come annunciato dal Dott.
Ciro Esposito (nell'intervista sulle pagine de Il Sole 24 Ore
del 12 Febbraio), già in questo mese di Maggio.
Riportiamo di seguito il testo integrale di questa
interrogazione, alla quale non è ancora stata data alcuna
risposta, e un riferimento alle precedenti interrogazioni
del Senatore Manzione e dell'Onorevole Galeazzi, per entrambe le
risposte date da esponenti del Governo in Senato ed alla Camera
dei Deputati.
Di certo, ancora una volta ci accingiamo ad una nuova stagione
estiva senza che i cittadini italiani siano stati informati
sull'esistenza del Numero Unico di Emergenza Europeo 112, sia in
Italia che all'estero in tutta l'Unione Europea, e senza che i
cittadini stranieri che si recheranno in Italia durante questa
stagione estiva, possano ricevere adeguata risposta componendo
il 112.
Ma ancor più grave è l'indisponibilità che tuttora sussiste
delle informazioni di
localizzazione del chiamante, sia da telefoni fissi che dai
telefoni cellulari. Ci chiediamo, ancora una volta, per quanti mesi
dovremo accettare di non poter rintracciare chi chiama un numero
di emergenza, col rischio che ancora molte persone perdano la
vita senza ricevere soccorso in tempo utile?
Dobbiamo invece ancora una volta ringraziare i Carabinieri che,
trovandosi a gestire questa risorsa di numerazione, dovranno
ricevere e
convogliare le chiamate non di loro competenza alle Centrali
Operative del soccorso sanitario e tecnico.
Atto n. 3-00381
Pubblicato il 6 febbraio 2007
Seduta n. 101
MANZIONE - Al Ministro per le politiche europee.
Premesso che:
nell’ambito della attuazione del progetto sul numero unico
europeo di emergenza 112 (NUE), avente l’obiettivo principale di
realizzare un sistema integrato, coordinato ed efficace di
gestione delle risposte alle chiamate di emergenza e dei
relativi interventi, fondato sulla sola numerazione 112 e valido
su tutto il territorio dell’Unione Europea, il Parlamento
Europeo, con la
direttiva 2002/22/CE (direttiva “servizio universale”)
all’articolo 26, paragrafo 3, ha statuito che gli Stati membri
“provvedono affinchè per ogni chiamata al numero unico di
emergenza europeo, le imprese esercenti reti telefoniche mettano
a disposizione delle autorità incaricate dei servizi di soccorso
le informazioni relative alla ubicazione del chiamante”;
al 24 luglio 2003, la richiamata direttiva fissava il termine
per la adozione delle disposizioni necessarie a conformarsi alla
stessa;
con
decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 agosto
2003, è stato istituito presso il Dipartimento per l’
innovazione e le tecnologie della Presidenza del Consiglio dei
ministri, un gruppo di lavoro interministeriale che ha definito
ed approvato sia lo studio di fattibilità del progetto sia il
manuale operativo di gestione dei centri di risposta pubblici
alle chiamate di emergenza;
con successivo
decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 30 agosto
2005, è stata costituita presso lo stesso Dipartimento la
struttura di missione per l'implementazione del progetto
de quo;
ambedue le suindicate strutture
hanno rappresentato l’Italia in diversi tavoli sul tema presso
la Commissione Europea, nonché firmato - a nome del Governo - un
memorandum di intesa con
il Commissario Reding per l’estensione del progetto al tema
della sicurezza stradale;
la sperimentazione del servizio
in premessa, limitata alle province di Salerno, Palermo e
Catanzaro, già in fase di avanzata attuazione, è stata
inopinatamente sospesa;
in ragione dei ritardi
nell'attuazione del progetto, obbligatoria in virtù della
normativa europea, la Commissione europea – che aveva dapprima
assentito al progetto presentato a Bruxelles - ha dato inizio
formalmente alla procedura di infrazione con atto di
costituzione in mora, con il quale - tra l’altro - si invitava
il Governo ad esprimere osservazioni in merito a quanto esposto;
con missiva del 19 settembre
2006, la Presidenza del Consiglio dei ministri confermava la
propria ferma intenzione di dare attuazione concreta al
progetto, garantendo la continuazione della fase sperimentale,
seppur limitata alla sola Provincia di Salerno, nonché l’avvio
della relativa implementazione entro l’anno 2007;
le “giustificazioni” e le
garanzie di attuazione del progetto NUE rese alla Commissione
europea non venivano ritenute soddisfacenti, tant’è che in data
18 ottobre 2006 la Commissione europea ha formalmente notificato
il parere motivato di contestazione dell’infrazione n.
2006/2114, nel quale - tra l’altro - si afferma che l’Italia,
evitando di realizzare un adeguato sistema di risposta alle
chiamate di emergenza, è “venuta meno agli obblighi imposti
dalla direttiva europea”, parere preceduto da un atto di
sindacato ispettivo datato 10 ottobre 2006 (interrogazione
3-00169) con il quale si rappresentava il grave pregiudizio per
il nostro Paese connesso alla mancata attuazione del progetto in
questione;
il Governo, rappresentato dal
Sottosegretario di stato per le riforme e le innovazioni nella
pubblica amministrazione, sen. Beatrice Magnolfi, nell’aula del
Senato nella seduta del 23 gennaio 2007, nel rispondere alle
interrogazioni 3-00169 e 3-00219 sullo stato di attuazione del
progetto sul numero unico di emergenza, riferiva che - in
ragione di non meglio precisate difficoltà organizzative e
tecniche - lo stesso è stato profondamente modificato rispetto
alla originaria impostazione, ritenendosi di non continuare la
fase di sperimentazione, prevedendo – in luogo di un
call center di primo
livello - un unico numero di emergenza gestito dalle centrali
operative già esistenti, smantellando così il gruppo di lavoro
interministeriale, la cui costituzione era servita proprio a
garantire la più agevole risoluzione delle problematiche
nascenti nelle rispettive amministrazioni e connesse alla
peculiarità e specificità del progetto;
l’impegno comunitario, rispetto
al quale l’Italia aveva assunto obblighi ben precisi, viene -
quindi - disatteso, per di più con l’ adozione di una soluzione
diversa da quella che lo stesso Governo ha prospettato non molto
tempo addietro all’Unione europea in sede di contestazione
dell’infrazione, soluzione che risultava già finanziata e, in
parte, utilizzata per la fase progettuale,
si chiede di sapere se il
Ministro in indirizzo sia a conoscenza delle circostanze
illustrate in premessa e se condivida tale scelta che penalizza
l'Italia, al tempo stesso vanificando l’apprezzabile impegno
profuso dal gruppo di lavoro interministeriale per dare fattiva
attuazione al progetto, in aderenza alle direttive comunitarie.
RISPOSTA ALLA PRECEDENTE INTERROGAZIONE DEL SENATORE MANZIONE
Legislatura 15º
Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 092 del 23/01/2007
Interrogazione 3-00219. Numero unico europeo di emergenza 112.
MAGNOLFI, sottosegretario di Stato per le
riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione.
A seguito del blocco della sperimentazione del numero unico
europeo di emergenza, determinatosi a causa di problematiche
organizzative e tecniche correlate al coinvolgimento di numerose
istituzioni pubbliche, centrali e locali, il Ministro per le
riforme e le innovazioni nella pubblica amministrazione, in
collaborazione con il Ministero dell'interno e con il
Ministero delle comunicazioni, ha profondamente modificato
il precedente progetto, prevedendo che il numero unico
di emergenza venga gestito dalle preesistenti centrali operative
della Polizia di Stato, dei Carabinieri e dei Vigili del fuoco.
Tale impostazione, che consente l'utilizzo di operatori già in
servizio, permetterà il sostanzioso abbattimento dei costi di
avviamento e di formazione del personale e ridurrà i tempi di
realizzazione del progetto, rendendo inutile un'ulteriore fase
di sperimentazione.
Ciò consentirà di avviare la fase operativa del progetto entro
la fine del 2007, rispondendo così alle contestazioni
avanzate dalla Commissione europea; infine, è confermato il
finanziamento già ottenuto per la sperimentazione nelle province
di Salerno, Palermo e Catanzaro, che sarà utilizzato per
l'estensione a regime del progetto.
REPLICA DEL PROPONENTE
MANZIONE (Ulivo). L'indirizzo seguito dalla
maggioranza di centrodestra nella scorsa legislatura per la
risoluzione di un ambizioso progetto di portata europea avrebbe
probabilmente consentito di pervenire alla soluzione della
questione del numero unico di emergenza, superando attraverso un
gruppo di lavoro interministeriale le difficoltà derivanti dalla
collaborazione tra amministrazioni diverse.
Il Governo Prodi, rispondendo alle contestazioni evidenziate
nella procedura di infrazione, precisava il gruppo di lavoro
interministeriale sarebbe stato soppresso e che la
sperimentazione sarebbe proseguita nella sola Provincia di
Salerno;
tali indicazioni venivano però ritenute insoddisfacenti
dall'Unione europea, che il 18 ottobre scorso procedeva a
notificare un parere motivato.
La risposta testé fornita dal Sottosegretario indica un
ulteriore cambiamento di rotta, che va nel senso di
distruggere immotivatamente quanto fatto in precedenza, senza
curarsi di comprendere appieno il generale interesse
all'ammodernamento del Paese.
RISPOSTA ALLA INTERROGAZIONE DELL'ONOREVOLE GALEAZZI
Interrogazione n. 5-00574 Galeazzi:
Attuazione del progetto per il numero unico europeo di emergenza
112.
TESTO DELLA RISPOSTA
Come è noto in attuazione delle disposizioni
comunitarie nel corso della precedente legislatura, con decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri del 4 agosto 2003, è
stata avviata la fase propedeutica all'attivazione sul
territorio nazionale del numero unico europeo di emergenza (112)
volto a realizzare un servizio per la raccolta e la gestione
centralizzata delle chiamate di emergenza. In particolare, è
stato costituito, presso il Dipartimento per l'innovazione e le
tecnologie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, un
gruppo di lavoro composto da rappresentanti delle diverse
amministrazioni interessate, con il compito di realizzare uno
studio per l'analisi delle problematiche connesse all'avvio
della sperimentazione e di definire, quindi, un piano di
attuazione e di coordinamento delle conseguenti iniziative.
A seguito dell'approvazione dello studio di fattibilità del
progetto, avvenuta nel marzo 2005, è stata, poi, costituita una
struttura di missione denominata «Unità tecnico-operativa per
l'istituzione del numero unico europeo di emergenza» per
definire, organizzare e coordinare le attività necessarie
all'attuazione del progetto, fornendo, altresì ai soggetti
attuatori gli opportuni indirizzi amministrativi, organizzativi
e tecnici. In attuazione dell'articolo 127, comma 4, del decreto
legislativo 30 giugno 2003, n. 196, il numero unico europeo
di emergenza è stato individuato, con decreto del Ministro
delle comunicazioni (Gazzetta Ufficiale n. 191 del 18 agosto
2006), quale servizio abilitato a ricevere le chiamate
di emergenza provenienti dalle numerazioni
112, 113, 115 e 118.
Fino al termine della scorsa legislatura, tuttavia, la
sperimentazione del numero unico si è bloccata a causa di
problematiche organizzative e tecniche che l'attuale Governo si
sta impegnando a superare per dare impulso all'attuazione del
progetto.
Le maggiori difficoltà operative derivano, in particolare, dalla
circostanza che l'avvio del progetto richiede il coinvolgimento
di una pluralità di istituzioni pubbliche, centrali e locali, ai
fini della necessaria integrazione delle tecnologie informatiche
di hardware e software, telefoniche e radiofoniche, attualmente
utilizzate dai singoli centri operativi di Carabinieri,
Polizia e Vigili del fuoco.
In tal senso, il Ministro per le riforme e le innovazioni
nella pubblica amministrazione ha avviato una proficua
collaborazione con il Ministero dell'interno e con il
Ministero delle comunicazioni che ha già prodotto un
importante risultato.
Il progetto è stato profondamente modificato rispetto
all'impostazione precedente: si è ritenuto, infatti, di non
procedere alla fase sperimentale ed all'attuazione di un
call center di primo livello, ma di prevedere un unico numero
di emergenza gestito dalle centrali operative già esistenti,
dalle sale operative di Polizia di Stato, Carabinieri e Vigili
del fuoco, che costituiscono il primo terminale per le
segnalazioni di emergenza nella convinzione che tale scelta
possa ridurre significativamente i costi di avviamento e di
formazione del personale, in quanto si prevede di utilizzare
operatori già da tempo qualificati nella gestione delle
emergenze.
Tale scelta operativa si ritiene possa ridurre sia i tempi di
realizzazione del progetto sia quelli di intervento per la
gestione coordinata delle emergenze, a vantaggio della
collettività rendendo possibile evitare un'ulteriore fase di
sperimentazione e
avviare la fase operativa del progetto entro la fine del 2007.
L'accelerazione appare necessaria anche al fine di dare
risposta alle contestazioni della
Commissione europea
in particolare per quanto riguarda l'aspetto della messa
a disposizione delle autorità incaricate dei servizi di soccorso
di informazioni relative all'ubicazione del chiamante per le
chiamate generate sia da terminale fisso,
sia dai telefoni
cellulari (articolo 26, paragrafo 3, della
direttiva CE 2002/22/CE relativa al servizio universale e ai diritti degli
utenti in materia di reti e servizi di comunicazione
elettronica).
Va ricordato che l'articolo 36 del codice delle comunicazioni
elettroniche, di cui al decreto legislativo 1 agosto 2003, n.
259 che ha trasposto nell'ordinamento nazionale, tra le altre,
anche la direttiva CE 2002/22/CE suddetta, prevede che qualora
risulti necessario modificare le condizioni relative alle
autorizzazioni generali, il Ministero delle comunicazioni deve
dare notizia dell'intenzione di procedere alle modifiche agli
interessati, concedendo loro un congruo periodo di tempo (non
inferiore a quattro settimane, tranne casi eccezionali) per
esprimere le rispettive posizioni al riguardo. Preso atto della
necessità di assumere una iniziativa in tal senso, il Ministero
delle comunicazioni ha tempestivamente provveduto alla
costituzione di un tavolo tecnico, con la partecipazione dei
rappresentanti del Ministero delle politiche europee e
degli operatori, finalizzato all'esame delle proposte degli
operatori stessi ed alla previsione delle tempistica per la
realizzazione del servizio.
Proprio oggi 25 gennaio 2007, è fissata una riunione con gli
operatori di telefonia fissa e mobile per la definizione di
due documenti (relativi alle due tipologie di rete) - nei quali
verranno indicate le modalità tecniche necessarie per
fornire le informazioni relative all'ubicazione del chiamante
- propedeutici alla effettuazione dei successivi adempimenti da
parte delle altre amministrazioni coinvolte, al fine di arrivare
all'attivazione graduale del servizio in questione su tutto
il territorio nazionale.
REPLICA DEL PROPONENTE
Renato GALEAZZI (Ulivo), replicando si
dichiara soddisfatto della risposta fornita dal rappresentante
del Governo, atteso che appaiono superate le problematiche
organizzative e tecniche che avevano, di fatto, bloccato
l'attuazione del progetto del numero unico europeo di emergenza
112.
A tale proposito, nel prendere atto favorevolmente dell'impegno
ad avviare, entro la fine del 2007, la fase operativa del
predetto progetto, auspica che le riunioni del tavolo tecnico
costituito dal Ministero delle comunicazioni possano
effettivamente consentire la celere attivazione del servizio su
tutto il territorio nazionale.
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