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L'Italia a un passo dal deferimento
alla Corte di Giustizia Europea per il 112 (Gennaio 2007)

Dopo i due richiami scritti da parte della Commissione Europea
per le inadempienze dell'Italia sulla direttiva Europea
(2002/22/CE art. 26) che
stabilisce il 112 come numero unico di emergenza in tutta la
Comunità Europea, con l'obbligo da parte degli operatori di
fornire i dettagli della localizzazione del chiamante, non solo
da telefono fisso, ma anche da telefono mobile (tecnicamente già
disponibile), l'Italia è ora ad un passo dal deferimento alla
Corte di Giustizia Europea.
In questi giorni, proprio per evitare questo deferimento, il
Ministro Gentiloni (Comunicazioni), ha indetto un tavolo di
trattativa proprio con gli operatori della telefonia mobile e
fissa per chiarire quali siano i tempi necessari ad adempiere
agli obblighi comunitari.
EENA ha chiesto ufficialmente, con una lettera al Ministro
Gentiloni ed al Segretario Generale del Ministero delle
Comunicazioni Dott. Fiori, di poter partecipare a queste riunioni, ai sensi
dell'articolo 83 del Codice delle Comunicazioni Elettroniche
attualmente in vigore (DL 259/2003), purtroppo tuttora,
nonostante le riunioni proseguano, nessuna risposta è stata data
alla nostra associazione e per rafforzare la nostra richiesta
sensibilizzeremo le associazioni che tutelano i cittadini ed i
consumatori, chiedendo anche a loro di effettuare un'analoga
richiesta di partecipazione per definire i criteri di
localizzazione e quant'altro possibile
per il 112 unico.
Ma la preoccupazione maggiore deriva dalla possibilità, benché
non confermata, che il Ministero delle Comunicazioni stia
pensando ad una soluzione semplicistica per trovare una via di
uscita alla necessità di istituire il 112 come numero unico di
emergenza Europeo, cioè l'utilizzo di un risponditore
automatico (IVS) per le chiamate di emergenza che
sostituisca l'operatore per gestire e smistare le richieste di
soccorso o polizia. Immaginate lo sconforto di chi ha
un'emergenza e necessita ad esempio di un'ambulanza per un
proprio caro, ci chiediamo se qualcuno crede veramente che ciò
sia possibile?
Un'interpretazione davvero semplicistica del lavoro svolto da
centinaia di persone addette ai servizi di emergenza (118
soccorso sanitario, centrali operative di Carabinieri, Polizia
di Stato e Vigili del Fuoco) che spesso si trovano di fronte a
chiamate di emergenza con persone shockate che a fatica riescono
a parlare e che ancor meno potranno premere un pulsante per
chiedere l'aiuto del caso: "per chiedere un'ambulanza premere
uno, in caso di incendio o di incidente con incastrati premere
due, per la Polizia premere tre, per i Carabinieri premere
quattro, altrimenti attendete in linea la chiamata sarà
trasferita ad un servizio di emergenza (a caso?)". A poco
servirebbe il trasferimento delle chiamate che non ricevono
alcuna selezione dopo che la voce elettronica ha elencato le
possibilità di interconnessione a seconda delle necessità del
chiamante, se il chiamante dopo quel minuto perso ad ascoltare
un messaggio registrato perde coscienza e non è più in grado di
riferire di cosa ha bisogno.
Ci sembra che la direzione che l'Italia sta imboccando sia
ancora una volta quella del mancato coinvolgimento sia dei
cittadini che di questo essenziale servizio non possono davvero
fare a meno e di chi oggi lavora con strumentazioni obsolete
(anche se inaugurate da poco) e davvero poco utili a migliorare
le possibilità di salvare un numero maggiore di vite umane,
nelle oltre 100 centrali operative italiane di emergenza.
Ci si preoccupa però dei costi di ricarica dei cellulari, con
dichiarazioni pubbliche di un Ministro che intende mettere fine
a questo fenomeno tutto italiano, mentre del 112 con ben due
richiami scritti per la mancata localizzazione delle chiamate di
emergenza che hanno ricevuto risposte insufficienti dal Governo
Italiano, non se ne parla, complici i mass media che nemmeno
riferiscono per dovere di cronaca, della situazione attuale e del rischio di deferimento
dell'Italia alla Corte di Giustizia Europea.
Anche se verranno fornite le coordinate geografiche di chi
chiama i numeri dei servizi di emergenza, sono proprio le
centrali operative a non essere in grado di poter ricevere le
chiamate associate alle coordinate geografiche (sin dal primo
squillo), in quanto sia le infrastrutture tecnologiche, sia i
software utilizzati per la gestione della telefonia e della
cartografia delle centrali, sono obsoleti nella stragrande
maggioranza delle centrali operative (basti pensare che oggi
Carabinieri, Polizia di Stato e Vigili del Fuoco non
visualizzano ancora nemmeno il numero del chiamante "CLI").
Senza parlare del lavoro già svolto per la sperimentazione a
Salerno, con protocolli già definiti sia con i corpi e gli enti
coinvolti, sia con parte degli operatori mobili, un lavoro
costosissimo e gettato via, senza alcun utilizzo (forse anche la
Corte dei Conti dovrebbe occuparsene?).
Non crediamo si possa aggiungere altro, di fronte a questo muro
di non-volontà a procedere a quanto negli altri paesi viene
vissuto come un'opportunità per migliorare il servizio delle
istituzioni verso i cittadini nel momento in cui questi ne hanno
più bisogno. Se l'Italia non cambia rotta, ben venga il
deferimento della Commissione Europea alla Corte di Giustizia
del Lussemburgo (che a Dicembre già ha visitato anche questo
nostro sito per documentarsi sulla situazione italiana).
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