Progetto 112 - EENA lancia l'allarme e la Commissione Europea prepara il secondo richiamo all'Italia
 (Settembre 2006)

Continua l'incertezza sul proseguimento del progetto coordinato dal Ministero dell'Innovazione Tecnologica, portato avanti con tutti i soggetti interessati all'avvio della prima centrale operativa unica del 112 Europeo in Italia.
A nulla sono valse le richieste della Commissione Europea che, in sede di apertura della procedura d'infrazione per le carenze nella localizzazione delle chiamate d'emergenza, ha richiesto all'Italia di indicare quali sarebbero state le prossime azioni per garantire la localizzazione delle chiamate.
Nessuna risposta dall'Italia è giunta a Bruxelles ed è infatti vero che in Italia solo poche centrali operative in grado di ricevere le informazioni di localizzazione di chi chiama da telefoni fissi e nessuna delle oltre 100 centrali operative ha la possibilità di localizzare immediatamente una chiamata da telefoni cellulari, per i quali non viene ancora inviata tale informazione da parte degli operatori mobili e non sono state implementate soluzioni tecnologiche capaci di renderle leggibili dagli operatori.

Il progetto che vedeva l'avvio entro questo anno della centrale operativa unica di Salerno, aveva permesso il raggiungimento di un accordo tra operatori di telefonia mobile (almeno due di questi erano disponibili da subito a fornire da subito le informazioni circa la localizzazione di chi chiama il 112, ), con il beneplacito dell'Autorità di Garanzia nelle Comunicazioni, alla quale tutto era già stato sottoposto e nel rispetto delle direttive Europee e della raccomandazione 2003/558/CE.
Le stime di ERTICO sono di circa 5000 decessi all'anno in Europa dovuti alla mancata localizzazione delle chiamate d'emergenza e del conseguente tardivo soccorso. Non è infrequente che chi chiama un numero di emergenza si senta rispondere: "se lei non mi dice con precisione dove si trova, non riusciamo ad aiutarla".

EENA, a seguito della mancata prosecuzione del progetto per il Numero Unico Europeo 112 in Italia, ha emesso il seguente comunicato stampa di cui chiede di dare massima diffusione: 

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Redazioni Giornalistiche
loro sedi

Oggetto: Numero Unico di Emergenza Europeo 112


Il progetto sul Numero Unico di Emergenza Europeo è fermo, dopo 2 anni di lavori sotto il coordinamento del Ministero dell’Innovazione Tecnologica che hanno coinvolto diversi Ministeri ed hanno portato al raggiungimento dei seguenti risultati:
  • Realizzazione ed approvazione da parte di tutte le Amministrazioni partecipanti al progetto (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitanerie di Porto, Soccorso Sanitario, Ministero delle Comunicazioni, Autorità di Garanzia nelle Comunicazioni), dello studio di fattibilità del progetto;
  • Realizzazione del Manuale Operativo, attualmente in attesa di approvazione finale;
  • La definizione della progettazione esecutiva del servizio di Numero Unico d’Emergenza 112;
  • La definizione del sistema, con la condivisione di tutti gli operatori di telefonia fissa e mobile che garantirà di identificare l’esatta localizzazione dell’origine della chiamata d’emergenza da qualsiasi rete telefonica ed i dati anagrafici del chiamante;
  • Ottenimento del parere favorevole sul progetto da parte del Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione.

L’European Emergency Number Association, per voce del delegato nazionale italiano Marco Cherri,
DENUNCIA

l’attuale situazione di stallo, dopo che l’unità operativa ed il gruppo di lavoro che avevano seguito tutto l’iter attuativo del progetto, sono state sciolte per decadenza naturale e che nessun nuovo atto ne è seguito dopo l’insediamento del nuovo Governo di Romano Prodi.
Pur con occhio critico, guardavamo all’esperimento di Salerno che avrebbe visto l’avvio del 112 Unico Europeo per la prima volta in Italia (con la chiusura e deviazione delle altre line del 113, 115, 118 alla nuova centrale operativa unica, come indicato nel decreto legislativo 191, del 18 Agosto 2006), come ad un primo segnale che anche in Italia avrebbe visto applicare la Direttiva Europea 2002/22/CE, articolo 26 (direttiva recepita dall’Italia con decreto legislativo n. 259 del 1 agosto 2003, articolo 76).
Invece sul progetto, che aveva già accumulato un fisiologico quanto fastidioso ritardo, ora si prospetta la beffa della chiusura, con la dissipazione di quanto già realizzato e la perdita delle risorse finanziarie previste dal CIPE con delibera n°17, del 09/05/2003, euro 9700000 (per le zone “obiettivo 1” e le regioni Abruzzo e Molise), la cui scadenza, se non verrà prorogata, vedrà annullata la possibilità di investire in questo settore.
A ciò si aggiunge l’avvio da parte della Commissione Europea di una procedura d’infrazione per la mancata ricezione e visualizzazione, da parte degli operatori delle centrali d’emergenza, della localizzazione di chi chiama un servizio di emergenza (comunicato stampa della Commissione Europea “IP/06/464” e “MEMO/06/158”).
Una procedura che prevedeva una risposta scritta entro il 4 Agosto u.s., ma che invece non è mai arrivata agli uffici di Bruxelles e che porterà inevitabilmente ad un secondo richiamo scritto nei confronti dell’Italia, da parte della Commissione Europea.
Se tutto è già legalmente e tecnicamente possibile (le direttive e raccomandazioni della Commissione Europea prevedono che chiunque chiami un numero di emergenza debba poter essere localizzato, indifferentemente che si chiami da un cellulare o da un telefono fisso, sono già state recepite dall’Italia e c’è anche il parere favorevole dell’Agenzia di Garanzia nelle Comunicazioni), viene da chiedersi perché questo a tutt’oggi ancora non sia stato realizzato, già possiamo considerare una fortuna se alcune centrali operative riescono a ricevere l’indirizzo di chi chiama da telefoni fissi attraverso le compagnie telefoniche, (con gradi di precisione non sempre adatti ad un servizio di emergenza in quanto i database sono spesso aggiornati solo ogni 2 o 3 mesi).
Ancor nulla invece è stato predisposto per le chiamate da telefoni cellulari, né ci risulta ciò sia in fase di attivazione in nessuna delle oltre 100 centrali operative d’emergenza italiane.
CGALIES stima che ogni anno, in Europa, almeno 100 persone muoiono perché non sono localizzate e rintracciate dopo una chiamata d’emergenza.
Per fare un esempio, una chiamata d’emergenza ricevuta da una persona che viaggia in autostrada e riferisce di non conoscere la sua posizione, ricordandosi a malapena una delle ultime uscite passate, può comportare l’intervento di numerosi mezzi di soccorso a vuoto e il successivo invio di altri mezzi di soccorso (cosa che accade frequentemente).
Nel caso di persone che chiamano da casa, accade ormai spesso che la chiamata d’emergenza arrivi attraverso un telefono cellulare. Può accadere che chi chiama riferisca un indirizzo errato e quindi che il soccorso arrivi tardivamente o addirittura a decesso già avvenuto (come già riportato sul nostro sito, tali casi non sono purtroppo infrequenti).
Stesso problema per i soccorsi in alta montagna, dove l’ausilio della localizzazione automatica della chiamata di emergenza consentirebbe la ricerca dei dispersi in zone delimitate, evitando dispersione di risorse ed errate valutazioni (provate a parlarne col direttore del 118 di Bolzano Dott. Manfred Brandstätter che già ci ha parlato di casi con dispersi rintracciati purtroppo tardivamente ed a decesso avvenuto).
La capacità di localizzazione delle chiamate da telefono cellulare, anche se con precisione che può variare da un minimo di pochi metri ad un’area di mezzo chilometro quadrato, garantisce in molti casi di individuare la posizione del cellulare, escludendo gli errori che può commettere chi chiama.
In Inghilterra e Spagna, questa della localizzazione dei telefoni cellulari è già una realtà e le centrali operative dell’emergenza ne fanno già uso come indicato dalle direttive Europee.
Sempre il Ministero dell’Innovazione Tecnologica, per mano del suo delegato Dott. Settimio Vinti, ha firmato il M.o.U. dell’eCall, il progetto che prevede nel 2010 la chiamata automatica al 112 in caso di incidente stradale, connettendo ove possibile l’abitacolo del veicolo con la centrale operativa e segnalandole l’esatta posizione dell’incidente stradale.
Le stime parlano di almeno 5000 vite che potrebbero essere salvate ogni anno grazie all’eCall, ma se in Italia non verranno presto realizzate le centrali operative del 112 Europeo, chi riceverà queste chiamate di emergenza?
I cittadini italiani che si recano all’estero, ignari dell’esistenza del Numero Unico d’Emergenza Europeo 112, che trovandosi nella necessità di chiedere soccorso compongono i numeri nazionali, potrebbero mettere a rischio la propria vita o quella di chi si trova in una situazione di pericolo, perdendo minuti preziosi prima di riuscire a contattare un servizio di emergenza.
Si pensi che all’estero in tutta Europea il numero 118 è la numerazione per le informazioni a pagamento, lo stesso che per noi sono i servizi collegati alle numerazioni 892.
Lo stesso accade per i cittadini stranieri in Italia (37,1 milioni all’anno secondo l’United Nations World Tourist Organization, dati 2004) che compongono il 112 in caso di emergenza aspettandosi di poter parlare nella loro lingua o almeno in inglese/francese, per richiedere un soccorso sanitario o tecnico (vigili del fuoco).

L’European Emergency Association Number 
CHIEDE

al nuovo Governo Prodi un impegno concreto affinché siano raggiunti i seguenti risultati:

  • Avvio della sperimentazione secondo le procedure sin qui definite, rivedendone poi in fase valutativa, le modalità d’estensione alle altre province italiane;

  • Redazione di standard qualitativi di servizio misurabili sulla base dei risultati della sperimentazione di Salerno;

  • Estensione del Numero Unico Europeo d’Emergenza 112 attraverso un programma dettagliato per tempi ed risorse finanziarie;

  • Localizzazione delle chiamate da telefono fisso e mobile entro metà 2007 (anche attraverso strumenti legislativi nei confronti degli operatori licenziatari;

  • Adozione di soluzioni che assicurino la risposta multilingue alle chiamate d’emergenza, particolarmente importante nelle zone di confine e nelle aree turistiche, fornendone informazione ai cittadini stranieri.

  • Informare i cittadini dell’esistenza del Numero Unico Europeo d’Emergenza 112 e delle modalità d’effettuazione di una chiamata d’emergenza, attraverso campagne pubblicitarie via mass media;

  • Avvio di sperimentazioni legate alla prossima introduzione dell’eCall sui veicoli (field test);

  • Avvio di una valutazione “test” sull’attuale modalità della risposta alle chiamate d’emergenza in Italia (monitoraggio).

EENA ringrazia il Comando dell’Arma dei Carabinieri che si fa carico di sopperire alle carenze legislative e di risorse, in attesa dell’avvio e dell’estensione del progetto sul Numero Unico d’Emergenza Europeo 112.
EENA proporrà ai cittadini europei una petizione online sul sito www.112petition.org affinché la Commissione Europea inviti formalmente gli Stati Membri ad adeguarsi alle direttive sul Numero Unico di Emergenza Europeo 112, iniziativa della quale verrà data ulteriore comunicazione alla stampa internazionale.
L’EENA invita alla diffusione del presente comunicato, attraverso la stampa nazionale, restando a disposizione per informazioni e contatti. 

Marco Cherri
Delegato Nazionale EENA – 112
Tel: 3930118000

Email:
italy@eena.org
Web:
http://www.eena.it
 

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