112 in Italia, situazione drammatica!
 (Aprile 2006)

Con il termine dell'attuale Governo, si chiude l'Unità tecnico-operativa per l’istituzione del Numero Unico Europeo di emergenza, o almeno così recita il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la scadenza è infatti collegata alla durata in carica del Governo. Pur restando in carica il gruppo di lavoro collegato, questa situazione scoraggia ogni più rosea previsione circa la sperimentazione.

La partenza del 112 a Salerno era prevista per questo mese, le dichiarazioni alla stampa del Ministro Stanca sono state disattese e nulla è nato di concreto da questo progetto.
L'EENA non può che constatare  e denunciare i ritardi evidenti del progetto che originariamente doveva prevedere investimenti per la partenza del Numero d'Emergenza Unico Europeo 112, nelle province di Salerno, Catanzaro e Palermo (Regioni intervento 1).

Preoccupante è anche la mancata risposta all'interrogazione parlamentare presentata nel Giugno 2005 dagli Onorevoli Galeazzi e Panattoni, quasi a testimoniare una silenzio colpevole per i ritardi che si stanno profilando.

Mentre l'Europa si incontra (a Madrid per le Centrali Operative 112 Europee ed a Budapest / Bruxelles per l'eCall), in Italia il progetto del Ministero dell'Innovazione Tecnologica, realizzato attraverso Innovazione Italia, perde di credibilità e rischia l'empasse.

Ricordiamo che oggi la vita dei cittadini Italiani è a rischio perchè:

  • Le chiamate alle centrali operative dell'emergenza, nella stragrande maggioranza dei casi in cui sono ricevute dai telefoni fissi e nella totalità delle chiamate dai cellulari, non sono ancora localizzabili.
    Ogni giorno molte vite umane rischiano di non essere salvate in tempo per questa carenza tutta italiana, mentre in molti altri paesi Europei questo servizio è già realtà.
     

  • Le centrali operative dell'emergenza sono scarsamente integrate e spesso non sono dotate di canali di comunicazione appropriati (linee telefoniche dedicate, interfacce informatiche, gestione interventi condivisi, semplici procedure, ecc.), a volte poco sicure (si pensi ai malfunzionamenti durante il blackout nazionale) e non dotate di soluzioni di backup in rete con le altre centrali.
     

  • Il personale è spesso insufficiente e non adeguatamente preparato, si pensi solo alle lingue straniere nelle località turistiche (come succede ad esempio in Spagna), o nelle località di confine.
     

  • Non viene pubblicizzato il 112 come numero d'emergenza unico Europeo, mettendo gli Italiani all'estero in pericolo (senza considerare l'attuale confusione dei cittadini Italiani nel contattare i numeri di emergenza con conseguenti perdite di tempo).

A queste preoccupazioni si aggiungono quelle delle future sfide che le attuali strutture non potranno sopportare, si pensi ad esempio all'importanza dell'eCall.

Attendiamo ora l'intervento della Commissione Europea affinché il 112 non resti in Italia uno dei segreti meglio custoditi, in particolare ci aspettiamo l'avvio di procedimenti ufficiali per quanto riguarda la localizzazione delle chiamate di emergenza.
Ci aspettiamo anche un interessamento di quanti possano portare questo tema all'evidenza pubblica, così da rendere evidente il ritardo del nostro paese su questo importante strumento salvavita, il 112.
 

 
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